Le novità in materia di lavoro per il 2026
di Paolo Bergamo
A seguito dell’approvazione della Legge di Bilancio 2026, sono numerose le novità che incidono sul mondo del lavoro.
Non potendo analizzarle tutte in questa sede, ci soffermeremo sulle principali misure che hanno un impatto economico diretto sulle retribuzioni dei lavoratori.
La manovra finanziaria di quest’anno ha dedicato particolare attenzione alla fiscalità dei redditi medio-bassi, introducendo interventi che si traducono in un aumento del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti.
In sintesi, le principali novità
• Riduzione della seconda aliquota IRPEF, che passa dal 35% al 33%;
• Riduzione dell’aliquota fiscale sui premi di produttività, dal 5% all’1%, con innalzamento della soglia di detassazione da 3.000 a 5.000 euro;
• Detassazione delle maggiorazioni per lavoro festivo, notturno e a turni, assoggettate a un’imposta sostitutiva del 15% fino a 1.500 euro annui;
• Aumento della soglia di esenzione fiscale e contributiva dei buoni pasto, che passa da 8 a 10 euro giornalieri.
Si tratta di misure certamente positive, destinate ad avere effetti concreti sul reddito netto di molti lavoratori subordinati. Tuttavia, merita un approfondimento particolare un’ulteriore novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, che può essere definita, senza esagerazioni, di portata innovativa.
Detassazione degli aumenti retributivi da rinnovi contrattuali
La misura a cui ci riferiamo riguarda la detassazione degli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi.
Come noto, la difficoltà nel rinnovare tempestivamente i contratti collettivi nazionali comporta spesso il mancato adeguamento dei minimi salariali, che costituiscono la base di riferimento per la determinazione delle retribuzioni dei lavoratori. Questa criticità è legata non solo alla fisiologica contrapposizione tra le parti sociali, ma anche al significativo carico fiscale e contributivo che grava sugli aumenti retributivi riconosciuti dai datori di lavoro.
Il comma 7 dell’articolo 1 della Legge n. 199/2025 interviene proprio su questo aspetto, cercando di favorire il rinnovo degli accordi contrattuali attraverso la leva fiscale. L’obiettivo del legislatore è chiaro: rendere gli aumenti salariali più sostenibili sia per i lavoratori che per le imprese.
In termini pratici, la riduzione della tassazione sugli incrementi retributivi potrebbe:
• Facilitare il raggiungimento degli accordi sindacali, riducendo il divario tra aumento lordo richiesto e incremento netto percepito dal lavoratore;
• Contenere il costo complessivo per il datore di lavoro, limitando l’impatto contributivo e fiscale sugli aumenti concessi.
Per fare un esempio semplificativo (non basato su calcoli puntuali): un aumento lordo che in passato doveva essere pari a 100 euro per garantire circa 60 euro netti al lavoratore, potrebbe oggi essere ridotto, a parità di netto percepito. Allo stesso modo, il costo complessivo sostenuto dall’azienda risulterebbe più contenuto rispetto al passato.
Va inoltre considerato che si tratta di una misura temporanea, valida esclusivamente per l’anno 2026. Questo elemento rende particolarmente opportuno valutare il rinnovo degli accordi contrattuali entro l’anno in corso, al fine di beneficiare della riduzione del carico fiscale, evitando maggiori oneri negli anni successivi.
Ambito di applicazione della misura
Nel dettaglio, la norma prevede che:
• siano detassati gli aumenti retributivi corrisposti ai lavoratori dipendenti nel corso del 2026;
• tali aumenti debbano derivare da rinnovi contrattuali sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026;
• la detassazione consista nell’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali regionali e comunali pari al 5%;
• possano accedere al beneficio esclusivamente i lavoratori che abbiano percepito, nel 2025, un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro.
Considerazioni finali
Pur nel contesto di una persistente rigidità dei conti pubblici, va riconosciuto che il legislatore è finalmente intervenuto su una delle principali criticità strutturali del sistema retributivo italiano.
La detassazione degli aumenti contrattuali rappresenta un segnale concreto volto a favorire l’adeguamento degli stipendi al costo della vita, incentivando al contempo la contrattazione collettiva e riducendo l’impatto economico per le imprese.