Pagamenti elettronici: ora le agevolazioni vanno alle imprese

di Alessandro Boatto
07 Luglio 2021

Se non è una rivoluzione poco ci manca. Se non altro in termini di approccio.
La lotta al contante continua (sia chiaro) ad essere uno degli argomenti all’attenzione del governo, ma cambia completamente la strategia per perseguirla.

Dal 1° luglio si passa dal famosissimo “Cashback” che premiava i consumatori in base al numero di pagamenti elettronici effettuati in un determinato periodo (criterio con evidenti effetti distorsivi) alle agevolazioni dal lato delle imprese: meno bonus a chi acquista, quindi, e maggiori aiuti a esercenti e professionisti.

In particolare, viene previsto un ristoro integrale delle commissioni addebitate agli esercenti per i pagamenti elettronici ricevuti e il riconoscimento di un nuovo credito d’imposta a fronte delle spese sostenute per l’installazione di Pos o, in misura maggiore, di strumenti evoluti di pagamento che consentono anche la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati. Le misure introdotte presentano profili di decorrenza e durata temporale differenti. Per quanto riguarda il rimborso delle commissioni sull’utilizzo dei Pos, si parte dal 1° luglio 2021 sino al 30 giugno 2022, con un ristoro del 100% (anziché il precedente 30%) sottoforma di credito d’imposta.

Tale agevolazione spetta solo se nell’anno precedente si sono registrati ricavi inferiori a 400.000 euro.
A tal fine, si riceverà telematicamente, una specifica comunicazione via PEC o sul proprio home-banking, a cura degli intermediari finanziari, entro il giorno 20 del mese successivo a quello di riferimento, con l’indicazione puntuale delle commissioni addebitate a fronte di pagamenti tracciabili da parte di consumatori finali. Con la stessa decorrenza e durata prevista per le commissioni (1° luglio 2021-30 giugno 2022) opera anche la seconda agevolazione che riconosce un credito d’imposta per l’acquisto o il noleggio di strumenti per i pagamenti elettronici, collegabili ai registratori telematici.

Tale credito spetta nel limite massimo di 160 euro, nelle seguenti misure:

  • 70% per soggetti con ricavi fino a 200.000 euro;
  • 40% per soggetti con ricavi da 200.000 euro fino a 1 milione di euro;
  • 10% per soggetti con ricavi da 1 milione di euro fino a 5 milioni di euro.

La terza misura è un credito d’imposta per gli strumenti evoluti di pagamento, cioè quei dispositivi che consentono anche di far fronte all’obbligo dei corrispettivi telematici.

A differenza dei precedenti, tale credito maturerà per gli acquisti, i noleggi o gli utilizzi nel corso del 2022.

Manca ancora però il provvedimento attuativo.

Il limite massimo di spesa previsto è di 320 euro e spetterà nelle seguenti misure:

  • 100% per soggetti con ricavi fino a 200.000 euro;
  • 70% per soggetti con ricavi da 200.000 euro fino a 1 milione di euro;
  • 40% per soggetti con ricavi da 1 milione di euro fino a 5 milioni di euro.

Come di consueto, tutti questi crediti d’imposta saranno utilizzabili esclusivamente in compensazione nei modelli di pagamento F24 e provando a fare i conti, non si preannunciano né di grandi dimensioni né di grande efficacia per le imprese. Il cambio di rotta, però, va nella giusta direzione: disincentivare l’uso dei contanti attraverso un abbattimento dei costi collegati ai pagamenti elettronici può aprire la strada a ragionamenti più ampi, di cui si parla da anni.

Che siano maturi i tempi per disincentivare l’evasione attraverso una riduzione delle imposte?

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