Previdenza complementare, seconda parte: TFR o Fondo Pensione?

di Roberta Pavanello
03 Giugno 2024

Nella prima parte della trattazione, pubblicata lo scorso 22 aprile, abbiamo parlato della convenienza, oltre all’opportunità, dell’adesione alla previdenza complementare per i lavoratori autonomi.

Ora vediamo come funziona per i lavoratori dipendenti, che hanno una possibilità ulteriore: chiedere al proprio datore di lavoro di versare al fondo pensione il TFR che viene accantonato dall’azienda.

Trattamento di fine rapporto (TFR)

Il Trattamento di fine rapporto (TFR) è una parte della retribuzione del lavoratore dipendente che viene accantonata ogni mese per garantirgli una liquidazione al termine del rapporto di lavoro. Questa somma di denaro può essere lasciata in azienda oppure destinata a un fondo pensione.

La scelta di far confluire il TFR in un fondo pensione può avvenire all’inizio del primo rapporto di lavoro oppure in qualsiasi momento della vita lavorativa.

Perché versare il TFR al fondo pensione

Chi sceglie di destinare il proprio TFR al fondo pensione godrà di notevoli vantaggi rispetto a chi decide di lasciarlo in azienda:

  • una tassazione che va dal 15% al 9%, rispetto all’aliquota minima applicata al TFR lasciato in azienda che è pari al 23%;
  • la possibilità di aderire ai fondi di categoria, che hanno costi di gestione inferiori ai fondi aperti e maggiori garanzie di investimento;
  • il diritto di ricevere un contributo aggiuntivo dal datore di lavoro, qualora il dipendente decida di versarne anche uno proprio e volontario oltre al conferimento del TFR. Entrambi sono deducibili fiscalmente.

Quando si può ritirare il capitale versato al fondo pensione?

Il TFR non viene ritirato soltanto al momento del pensionamento di un dipendente, ma esistono altri due modi per ottenere la restituzione del capitale accantonato: 

  • chiedendo, durante il periodo lavorativo, un’anticipazione, ovvero una parte dei soldi messi da parte nel Fondo pensione;
  • chiedendo un riscatto totale, prendendo così tutti i soldi del Fondo prima di andare in pensione.

Anticipazione del fondo pensione

Quando il TFR rimane in azienda, è possibile richiedere l’anticipazione solo in alcuni casi e per una sola volta: spese sanitarie e acquisto o ristrutturazione della prima casa. L’azienda è tenuta ad accettare la richiesta solo nei limiti previsti dal CCNL: se troppi dipendenti richiedono l’anticipo tutti nello stesso momento, può decidere di accettare solo quelli arrivati per primi!

Il fondo pensione non ha questi limiti, se ci sono i requisiti accetta sempre la richiesta, anche più volte, e permette anche di richiedere fino al 30% senza alcuna motivazione!

Riscatto totale del fondo pensione

È possibile ottenere il riscatto totale del fondo pensione prima del pensionamento in caso di:

  • invalidità
  • disoccupazione superiore a 48 mesi
  • perdita dei requisiti di partecipazione al Fondo, quando si decide di destinare il TFR a un Fondo pensione di categoria e si cambia lavoro. 

Dal 2017 è molto interessante la facoltà di riscatto per perdita dei requisiti dimostrando la cessazione del rapporto di lavoro e l’inoccupazione al momento della richiesta: anche in caso di dimissioni, è sufficiente documentare l’avvenuta iscrizione al Centro per l’Impiego come disoccupato per richiedere la liquidazione integrale del fondo accantonato.

Conclusioni

Alla cessazione del rapporto di lavoro posso chiedere il riscatto del fondo pensione e ricevo il mio capitale, così come succede con il TFR al momento del pagamento dell’ultimo cedolino: la tassazione sarà calcolata con un’aliquota massima del 23%, ma può diminuire al 15%!